24/11/14

Questa è l'acqua?

Saluti, ringraziamenti e congratulazioni ai laureandi dell'anno accademico 2005. Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? - I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: - Che cavolo è l'acqua?
Negli Stati Uniti un discorso per il conferimento delle lauree non può prescindere dall'impiego di storielle d'impianto parabolico a scopo didascalico. Tra le convenzioni imposte dal genere, questa storiella è una delle migliori e con meno fronzoli... ma non temete: non sono qui nella veste del pesce più anziano e saggio che spiega che cos'è l'acqua ai pesci più giovani. Non sono io l'anziano pesce saggio. Il succo della storiella dei pesci è semplicemente che le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere. Detta così sembrerà una banalità bella e buona, ma il fatto è che nelle trincee quotidiane dell'esistenza da adulti le banalità belle e buone possono diventare questione di vita o di morte, ed è su questo che vorrei soffermarmi in questa splendida mattinata tersa.

(Questa è l'acqua?)

[David Foster Wallace, Questa è l'acqua?, Torino, Einaudi, 2009, pag. 143]

17/11/14

Socrate al caffè

Domenica 13 dicembre 1992, place de la Bastille, verso le undici. I caffè si sono riempiti a poco a poco. In uno di questi una trentina di persone, sistemate ai tavolini disposti a rettangolo sorseggiano tranquillamente la consumazione, finché qualcuno lancia: «La violenza è propria dell’uomo o si trova in tutta la natura? ». È un buon tema. E di questo si parlerà per ben due ore. Perché la posta è alta: si tratta nientemeno che di sapere se l’uomo può sfuggire alla fatalità della violenza che caratterizza i rapporti coi suoi simili. Bisogna però mettersi d’accordo sull’argomento della discussione: strada facendo, ci accorgeremo che esso non ha limiti, poiché non dobbiamo considerare solo ciò che vive sulla superficie terrestre, come la flora e la fauna, e neppure tutto ciò che vi succede, come gli eventi naturali, ma tutto il mondo inteso come universo, il cosmo in tutta la sua estensione e la sua storia...
E così al Café des Phares la mattinata scorre tra scambi ininterrotti di argomentazioni più o meno solide, supportati da esempi più o meno pertinenti destinati a fondare prese di posizione più o meno affrettate. All’una si pronuncia la parola fine. E si prende appuntamento per la settimana successiva.
È così che da più di due anni in place de la Bastille si pratica la filosofia.

[Marc Sautet, Socrate al caffè, Milano,TEA, 2007, pag. 7]

10/11/14

Storia della lettura

Ben lungi dall'essere scrittori, fondatori di un luogo proprio, eredi, sul terreno del linguaggio, dei contadini del passato, scavatori di pozzi e costruttori di dimore, i lettori sono viaggiatori: circolano sulle terre altrui, come nomadi che cacciano di frodo attraverso i campi che non hanno scritto, razziando i beni d'Egitto per trarne godimento. La scrittura accumula, immagazzina, resiste al tempo stabilendo un luogo e moltiplica la sua produzione mediante l'espansionismo della riproduzione. La lettura non si garantisce contro l'usura del tempo (ci si dimentica e la si dimentica), non conserva o conserva male quanto ha acquisito e ciascuno dei luoghi dove passa è ripetizione del paradiso perduto.
Questo testo di Michel de Certeau  stabilisce una distinzione fondamentale fra la traccia scritta, qualunque essa sia, fissa, durevole, conservatrice, e i suoi lettori, posti sempre nella categoria dell'effimero, della pluralità, dell'invenzione. Definsice così il progetto di questo libro, scritto a più mani, che poggia su due idee fondamentali. La prima è che la lettura non è già iscritta nel testo, senza che esista scarto pensabile tra il senso ad esso attribuito (dall'autore, dall'editore, dalla critica, dalla tradizione...) e l'uso o l'interpretazione che i suoi lettori possono farne. La seconda riconosce che un testo esiste solo in quanto c'è un lettore che gli dà un significato:
Che si tratti del giornale o di Proust, il testo non ha un senso che per i suoi lettori; cambia insieme ad essi; si ordina secondo codici di percezione che gli sfuggono. Diventa testo soltanto nel suo rapportarsi all'esteriorità  del lettore, attraverso un gioco di implicazioni  e di astuzie fra due tipi combinati "di aspettativa": quella che organizza uno spazio leggibile (una letteralità) e quella che organizza un metodo necessario all'effettuazione dell'opera (una lettura).

[Guglielmo Cavallo, Roger Chartier (a cura di), Storia della lettura, Bari, Editori Laterza, 1998, pag. VI]

03/11/14

Il matrimonio di Figaro

[Atto quinto, scena terza]

FIGARO [...] - Non potendo avvilire l'intelligenza, tutti si vendicano maltrattandola. - Le guance intanto  mi si scavavano: la pigione era in arretrato: vedevo già  l'orribile figura del cursore arrivare di lontano con la penna infilata nella parrucca; spaventato mi metto a stillarmi il cervello. In quella sorge una discussione sulla natura delle ricchezze;  e siccome, le cose, non è necessario possederle per poterne ragionare, pur non avendo un soldo in tasca mi metto a scrivere sul valore del denaro e sul suo reddito netto: immediatamente, dal fondo d'una carrozza, vedo abbassarsi per me il ponte di una fortezza sulla cui soglia lasciavo la speranza e la libertà. (Si alza) Ah, questi potenti da quattro giorni, che dànno ordini malvagi cosí alla leggera! Come vorrei averne uno fra le mani, dopo che una buona disgrazia gli avesse fatto smaltire l'orgoglio! Gli direi... che tutte le sciocchezze che si stampano diventano importanti solo nei paesi dove si ostacola la loro diffusione; che senza la libertà di biasimare, non esistono elogi lusinghieri; e che soltanto gli uomini piccoli temono i piccoli scritti.

[Beaumarchais, Il matrimonio di Figaro,  TorinoEinaudi, 1943, pag. 155-156]