15/09/14

Eric Rohmer

«La gente nei miei film non esprime idee astratte - afferma Rohmer - non c'è neppure un'ideologia, se non molto implicita,  ma rivela che cosa pensa dei rapporti tra uomini e donne, dell'amicizia, dell'amore, del desiderio, della propria concezione della vita, della felicità, della noia, del lavoro, del tempo libero: tutte cose che sono già state discusse, ma spesso in maniera indiretta, nel contesto di una trama drammatica. I miei film sono puri lavori di fiction, non mi dichiaro un sociologo, non faccio indagini e non compilo statistiche. Prendo semplicemente dei singoli casi, che ho inventato io e che non hanno nulla di scientifico. Il fatto che la giovane generazione oggi abbia una certa mentalità non mi interessa. Mi interessa solo mostrare come sono i giovani oggi, ma anche come avrebbero potuto essere se fossero vissuti quindici anni fa o centinaia di anni fa; addirittura gli eventi dei miei film potrebbero realizzarsi nell' antica Grecia, perché sono cose che cambiano poco. Per me è interessante ciò che rimane permanente ed eterno e che non cambia» (Piccolo dizionario rohmeriano, a cura di Chiara Mariani, I quaderni del Lumière, n. 12, 1995).

[Giancarlo Zappoli, Eric Rohmer, Milano, Il Castoro, 1998, pag. 73-74]

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