04/08/14

La lettura

Mi piaceva la vista sulla campagna che si godeva dalla finestra, e la linea azzurrina tra gli alberi della brughiera era il Mare del Nord. Mi piaceva leggere là. Accostavo la pallida poltrona alla finestra, in modo che la luce mi cadesse dalle spalle sulla pagina. L’ombra del giardiniere che tagliava l’erba del prato l’attraversava a tratti, mentre guidava il pony su e giù con le scarpe di gomma, e la falciatrice mandava un lieve cigolio che somigliava alla voce dell’estate, ogni volta che, girando, andava a aggiungere un’altra larga fascia di verde all’erba già tagliata. Come la scia delle navi, così le immaginavo, soprattutto quando costeggiavano le aiuole dei  fiori come se fossero isole, e le fucsie che potevano sembrare fari; e i gerani che, per qualche capriccio della fantasia, erano Gibilterra; mentre laggiù sulla scogliera c’erano le giubbe rosse degli invincibili soldati inglesi.
Poi alte signore uscivano di casa e scendevano lungo i sentieri tagliati nell’erba per incontrarsi con i gentiluomini dell’epoca, portando racchette e palline bianche che, tra i cespugli che nascondevano il campo da tennis, riuscivo appena a veder rimbalzare sopra la rete e sulle figure dei giocatori che correvano avanti e indietro. Ma non mi distoglievano dal mio libro più delle farfalle in visita ai fiori, o delle api intente a faccende ben più serie sulle stesse corolle; o dei tordi che saltellavano leggeri dai rami bassi del sicomoro alle zolle erbose, zampettando in avanti verso una mosca o una lumaca, e poi saltellando, con leggera determinazione, di nuovo indietro sullo stesso ramo basso. Nessuna di queste cose mi distraeva in quei giorni, e in un certo senso, con le finestre aperte, e il libro tenuto quasi in modo da poggiare su uno sfondo di siepi di escalonia e sull’azzurro lontano, sembrava che, invece di un libro, quello che leggevo fosse poggiato sul paesaggio, che non fosse stampato, rilegato e cucito, ma in un certo qual modo un prodotto degli alberi, dei campi e del caldo sole d’estate, come l’aria che galleggiava, nelle belle giornate, lungo i contorni delle cose.

(La lettura)

[Virginia Woolf, Come si legge un libro?E altri saggi, MilanoBaldini& Castoldi, 1999, pag. 35-36]

Nessun commento:

Posta un commento