21/07/14

Una settimana all'aeroporto

Ai vecchi tempi quando gli aerei precipitavano spesso per qualche grosso e madornale guasto - se cedevano le pompe del carburante o esplodevano i motori - era sembrata una scelta di buon senso mettere da parte le teorie delle varie confessioni religiose per affidarsi alla scienza. Invece della preghiera, l'azione più urgente da intraprendere era studiare le cause dei malfunzionamenti ed escludere l'errore basandosi sulla razionalità. Oggi l'aviazione è soggetta a maggiori controlli e ogni parte è protetta da sistemi di sicurezza, ma paradossalmente le ragioni per diventare superstiziosi sono aumentate.
La possibilità remotissima di un evento catastrofico ci invita a fare a meno delle garanzie scientifiche e a preferire un atteggiamento più umile verso pericoli che le nostre deboli menti faticano ad afferrare. Non ci spingiamo mai al punto di trascurare le manutenzioni pianificate, ma riteniamo del tutto ragionevole prenderci qualche istante, prima di un viaggio, per cadere in ginocchio e supplicare le misteriose forze del fato a cui ogni velivolo è soggetto - e che potremmo chiamare Iside, Dio, Fortuna o Ganesh - prima di andare a comprare una stecca di sigarette e un flacone di Chanel n° 5 al World Duty Free all'altro capo del varco di sicurezza.

[Alain de Botton, Una settimana all'aeroporto, MilanoGuanda, 2009, pag. 56-57]

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