14/07/14

I classici e il senso dell'esistenza

Il mondo dei Greci ai tempi di Omero, intenso e pieno di significato, evidentemente splendeva con una forza straordinaria. Invece il nostro universo tecnologico sembra piatto e impoverito. Non possiamo ritornare al mondo omerico né sarebbe auspicabile. Ma possiamo diventare ricettivi al pantheon degli dèi moderni - al modo in cui brillano Gehrig e Federer, al modo in cui Marilyn Monroe e Albert Einstein hanno cambiato la faccia del mondo in cui viviamo. Possiamo anche guardare agli dèi del passato - alle grandi opere che un tempo erano fonte di venerazione e che ora possiamo rivalutare nel loro sacro valore. Riuscire a farlo significa qualcosa di più che classificare queste creazioni, limitandoci a leggerne l'elenco o a studiarle su un manuale scolastico. Bisogna sviluppare la capacità del sacro che ancora indugia, svalutata da tutti, ai margini del nostro mondo disincantato.
Queste nozioni del sacro sono più ricche e più varie di qualunque cosa Omero abbia mai conosciuto. Infatti i suoi dèi condividevano uno stile comune: avevano una somiglianza familiare gli uni con gli altri. Che si trattasse della sfera erotica di Afrodite o del sacro mondo della guerra di Ares, della saggezza pratica di Atena o dell'universo di Efesto, fatto di oggetti splendenti e meravigliosamente forgiati, i diversi ambiti sacri degli dèi omerici avevano tutti qualcosa in comune: essi «passavano» (whoosh up) come un'onda gigantesca e trascinavano con sé gli uomini per un poco, per poi perdere progressivamente potenza e lasciarli andare. Questo senso del sacro come physis esiste ancora oggi ai margini della nostra cultura, ma non è l'unica forma di sacro a cui possiamo accostarci.
Oltre alla physis, abbiamo anche una concezione poietica del sacro, che era completamente assente all'epoca di Omero, la sensazione di essere capaci di coltivare e alimentare le possibilità offerte dal mondo, di sviluppare la capacità per rivelarle nella loro migliore forma possibile. Questa concezione poietica del sacro ritorna oggi sotto molte forme. Che sia nel senso di Gesù, secondo cui il mondo si rivela grazie alla luce del suo sentimento di agape, oppure la sensibilità di Dante, che ci vuole capaci di essere ricettivi all' «amor che move il sole e l'altre stelle»; che sia la concezione di Eschilo, secondo cui dobbiamo esprimere la cultura nel modo più eccellente possibile trovando un posto adatto a tutte le forze emergenti, oppure l'idea di Sturt, secondo cui abitiamo in un mondo naturale che ha un valore sacro, tutte queste interpretazioni  poietiche del reale sono delicate e spiritualmente nutrienti in un modo che ancora non esisteva ai tempi di Omero.
Oltre a tutte queste concezioni del sacro, abbiamo anche la visione tecnologica del mondo, un modo di concepire le cose basato sull'efficienza e sulla produttività, che ci permette di controllare il reale e di produrre oggetti. Il mondo può essere tutte queste cose alla volta - non sacro, ma sprovvisto di valore intrinseco, pronto a essere plasmato in base ai nostri desideri e alla nostra volontà.
Molteplici pratiche culturali hanno costellato la storia dell'Occidente per rivelare queste diverse modalità di leggere il mondo. Forse ci sono altri modi di comprenderlo e altre pratiche ancora. Ma soltanto adesso, ormai liberati dall'antica tentazione del monoteismo siamo in grado di trovare un posto a tutti questi modi di essere, propri del mondo contemporaneo. Il politeismo che mette in equilibrio ognuna di queste sfaccettature potrà essere oggi più ricco e vario di quanto Omero avesse mai potuto immaginare.
Il mondo politeistico contemporaneo sarà un mondo meraviglioso, fatto di cose sacre e splendenti. 

[Hubert Dreyfus, Sean Dorrance Kelly, Ogni cosa risplende. I classici e il senso dell'esistenza, TorinoEinaudi, 2012, pag. 207-209]

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