28/07/14

L’arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento

Dopo avere riflettuto a lungo dopo aver preso il coraggio a due mani ti decidi ad andare dal tuo capoufficio per chiedergli un aumento e cosí vai dal tuo capoufficio diciamo per semplificare perché bisogna sempre semplificare che si chiama monsieur xavier cioè monsieur o meglio mr x cosí vai da mr x e qui delle due l’una o mr x è in ufficio o mr x non è in ufficio se mr x fosse in ufficio apparentemente  non ci sarebbe nessun problema ma ovviamente mr x non è in ufficio e cosí ti rimane una sola cosa da fare appostarti nel corridoio in attesa del suo ritorno o arrivo ma supponiamo non che non arrivi perché in quel caso ti rimarrebbe un unica soluzione tornare in ufficio e aspettare il pomeriggio  o il giorno dopo per provarci di nuovo supponiamo invece che lui tardi a rientrare fatto  che si verifica tutti i giorni in quel caso piuttosto che continuare a camminare su e giù per il corridoio la cosa migliore da fare è andare a trovare la tua collega mademoiselle Y che per dare un tocco d’umanità alla nostra arida dimostrazione chiameremo d’ora in poi mlle yolande ma delle due l’una o mlle yolande è in ufficio o mlle yolande non è in ufficio se mlle yolande è in ufficio in teoria non c’è nessun problema ma supponiamo che mlle yolande non sia in ufficio in quel caso dato che non hai voglia di continuare a camminare su e giù per il corridoio appostarti  in attesa dell’ipotetico ritorno o eventuale arrivo di mr x ti si prospetta un’unica soluzione fare il giro dei diversi settori che insieme costituiscono l’intera o parte dell’organizzazione che ti dà lavoro poi tornare da mr x sperando che questa volta sia arrivato orbene delle due l’una o mr x è in ufficio o mr x non è in ufficio ammettiamo  che non ci sia devi dunque appostarti in attesa  del suo ritorno o arrivo...

[Georges Perec, L’arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento, Torino, Einaudi, 2010, pag. 3-4]

21/07/14

Una settimana all'aeroporto

Ai vecchi tempi quando gli aerei precipitavano spesso per qualche grosso e madornale guasto - se cedevano le pompe del carburante o esplodevano i motori - era sembrata una scelta di buon senso mettere da parte le teorie delle varie confessioni religiose per affidarsi alla scienza. Invece della preghiera, l'azione più urgente da intraprendere era studiare le cause dei malfunzionamenti ed escludere l'errore basandosi sulla razionalità. Oggi l'aviazione è soggetta a maggiori controlli e ogni parte è protetta da sistemi di sicurezza, ma paradossalmente le ragioni per diventare superstiziosi sono aumentate.
La possibilità remotissima di un evento catastrofico ci invita a fare a meno delle garanzie scientifiche e a preferire un atteggiamento più umile verso pericoli che le nostre deboli menti faticano ad afferrare. Non ci spingiamo mai al punto di trascurare le manutenzioni pianificate, ma riteniamo del tutto ragionevole prenderci qualche istante, prima di un viaggio, per cadere in ginocchio e supplicare le misteriose forze del fato a cui ogni velivolo è soggetto - e che potremmo chiamare Iside, Dio, Fortuna o Ganesh - prima di andare a comprare una stecca di sigarette e un flacone di Chanel n° 5 al World Duty Free all'altro capo del varco di sicurezza.

[Alain de Botton, Una settimana all'aeroporto, MilanoGuanda, 2009, pag. 56-57]

14/07/14

I classici e il senso dell'esistenza

Il mondo dei Greci ai tempi di Omero, intenso e pieno di significato, evidentemente splendeva con una forza straordinaria. Invece il nostro universo tecnologico sembra piatto e impoverito. Non possiamo ritornare al mondo omerico né sarebbe auspicabile. Ma possiamo diventare ricettivi al pantheon degli dèi moderni - al modo in cui brillano Gehrig e Federer, al modo in cui Marilyn Monroe e Albert Einstein hanno cambiato la faccia del mondo in cui viviamo. Possiamo anche guardare agli dèi del passato - alle grandi opere che un tempo erano fonte di venerazione e che ora possiamo rivalutare nel loro sacro valore. Riuscire a farlo significa qualcosa di più che classificare queste creazioni, limitandoci a leggerne l'elenco o a studiarle su un manuale scolastico. Bisogna sviluppare la capacità del sacro che ancora indugia, svalutata da tutti, ai margini del nostro mondo disincantato.
Queste nozioni del sacro sono più ricche e più varie di qualunque cosa Omero abbia mai conosciuto. Infatti i suoi dèi condividevano uno stile comune: avevano una somiglianza familiare gli uni con gli altri. Che si trattasse della sfera erotica di Afrodite o del sacro mondo della guerra di Ares, della saggezza pratica di Atena o dell'universo di Efesto, fatto di oggetti splendenti e meravigliosamente forgiati, i diversi ambiti sacri degli dèi omerici avevano tutti qualcosa in comune: essi «passavano» (whoosh up) come un'onda gigantesca e trascinavano con sé gli uomini per un poco, per poi perdere progressivamente potenza e lasciarli andare. Questo senso del sacro come physis esiste ancora oggi ai margini della nostra cultura, ma non è l'unica forma di sacro a cui possiamo accostarci.
Oltre alla physis, abbiamo anche una concezione poietica del sacro, che era completamente assente all'epoca di Omero, la sensazione di essere capaci di coltivare e alimentare le possibilità offerte dal mondo, di sviluppare la capacità per rivelarle nella loro migliore forma possibile. Questa concezione poietica del sacro ritorna oggi sotto molte forme. Che sia nel senso di Gesù, secondo cui il mondo si rivela grazie alla luce del suo sentimento di agape, oppure la sensibilità di Dante, che ci vuole capaci di essere ricettivi all' «amor che move il sole e l'altre stelle»; che sia la concezione di Eschilo, secondo cui dobbiamo esprimere la cultura nel modo più eccellente possibile trovando un posto adatto a tutte le forze emergenti, oppure l'idea di Sturt, secondo cui abitiamo in un mondo naturale che ha un valore sacro, tutte queste interpretazioni  poietiche del reale sono delicate e spiritualmente nutrienti in un modo che ancora non esisteva ai tempi di Omero.
Oltre a tutte queste concezioni del sacro, abbiamo anche la visione tecnologica del mondo, un modo di concepire le cose basato sull'efficienza e sulla produttività, che ci permette di controllare il reale e di produrre oggetti. Il mondo può essere tutte queste cose alla volta - non sacro, ma sprovvisto di valore intrinseco, pronto a essere plasmato in base ai nostri desideri e alla nostra volontà.
Molteplici pratiche culturali hanno costellato la storia dell'Occidente per rivelare queste diverse modalità di leggere il mondo. Forse ci sono altri modi di comprenderlo e altre pratiche ancora. Ma soltanto adesso, ormai liberati dall'antica tentazione del monoteismo siamo in grado di trovare un posto a tutti questi modi di essere, propri del mondo contemporaneo. Il politeismo che mette in equilibrio ognuna di queste sfaccettature potrà essere oggi più ricco e vario di quanto Omero avesse mai potuto immaginare.
Il mondo politeistico contemporaneo sarà un mondo meraviglioso, fatto di cose sacre e splendenti. 

[Hubert Dreyfus, Sean Dorrance Kelly, Ogni cosa risplende. I classici e il senso dell'esistenza, TorinoEinaudi, 2012, pag. 207-209]

07/07/14

La guerra del basilico

Venne a prenderlo Louis-Baptiste. Oscar avvertì che sarebbe stato via per l'intera giornata.
- Che tecnica hai, avvertì prima?
Correvano sulla Moyenne Corniche, sopra Montecarlo.
Louis-Baptiste rise: - Preferisco l'improvvisazione. No, non ho telefonato. Mi sono solo accertato che ci fossero -. Erano diretti a Cannes, ai magazzini del Beach Club.
- Chi è il tipo?
- Marion, il vecchio bagnino. Era già lì negli anni '50. E in quell'estate del '54 sulla spiaggia che ci interessa. Fu Hitch a fargli mettere a posto la spiaggia per le riprese -. L'auto di Louis-Baptiste correva sotto i platani, sfiorando buganvillee e oleandri, attraversando ombre d'ulivo che disegnavano sulla strada chiazze argentate.
- E' un idea la tua. Sei stato bravo. Si può vendere una sedia che vale diecimila lire a una decina di milioni. Se in quella sedia ci si è seduto qualcuno che è un mito. Ma ci vuole cultura...
- Basta ricordarsi, è questione di memoria, - disse Oscar, - come in tutto. In questo caso ricordarsi di un film: Caccia al ladro, e, - rise - visto che non si può andare all'Hotel de Paris a farsi vendere una poltrona, o un sofà...

[Nico Orengo, La guerra del basilico, TorinoEinaudi, 1994, pag. 138]