30/06/14

Il grande Gatsby

Quasi tutte le grandi ville costiere ormai erano chiuse e le luci erano rare, se si toglieva il chiarore di un ferry-boat la cui ombra si spostava verso lo Stretto. E mentre la luna si levava più alta, le case caduche incominciarono a fondersi, finché lentamente divenni consapevole dell'antica isola che una volta fiorì per gli occhi dei marinai olandesi: un seno fresco, verde, del nuovo mondo. Gli alberi scomparsi, gli alberi avevano ceduto il posto alla casa di Gatsby, avevano una volta incoraggiato bisbigliando il più immane dei sogni umani; per un attimo fuggevole e incantato, l'uomo deve aver trattenuto il respiro di fronte a questo continente, costretto ad una contemplazione estetica, da lui non capita nè desiderata, mentre affrontava per l'ultima volta nella storia qualcosa di adeguato alla sua possibilità di meraviglia.
E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. 
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina ...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

[Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby, Milano, Mondadori, 1990, pag. 181-2]

23/06/14

Quelli che bruciano i libri...

Quelli che bruciano i libri, che mettono al bando e uccidono i poeti, sono ben consapevoli di ciò che fanno. È incalcolabile il potere indeterminato dei libri. Ed è tale proprio perché il medesimo libro, la medesima pagina può avere sui lettori gli effetti più disparati. Può esaltare o avvilire; sedurre o suscitare disgusto; stimolare alla virtù o alla barbarie; accentuare la sensibilità o banalizzarla. In modo davvero sconcertante può ottenere indifferentemente questi risultati, quasi nello stesso tempo, nello slancio di una risposta così complessa, così rapida nella sua alternanza e così ibrida che non esiste ermeneutica, né psicologia in grado di prevederne la forza o di misurarla.

(Quelli che bruciano i libri...)

[George Steiner, I libri hanno bisogno di noi, Milano, Garzanti, 2013, pag. 9]

16/06/14

Dal rituale al record. La natura degli sport moderni

Un modo per comprendere un fenomeno è quello di considerarlo sullo sfondo di ciò che esso non è. Quando Mark Twain venne a sapere che le squadre di baseball di Albert Spalding avevano giocato una partita di esibizione nelle isole Hawaii nel corso di una loro tournée, egli si meravigliò del contrasto culturale. "Ho visitato le isole Sandwich... dove la vita è un Sabbath lungo e insonne e il clima una mite e deliziosa giornata d' estate ... E questi ragazzi hanno giocato a baseball laggiù! - il baseball, che è il vero simbolo, l'espressione visibile ed esteriore dell'energia, dello slancio, della fretta e della lotta del violento, impetuoso ed esplosivo diciannovesimo secolo! Non ce ne possiamo rendere conto; il luogo e l'accaduto sono così stridenti tra loro; sarebbe proprio come interrompere lo svolgimento di un  funerale con un circo". Il funerale e il circo non sono le metafore più adeguate, ma la forma degli sport moderni appare in netto e chiaro contrasto quando la si osserva sullo sfondo degli sport primitivi, antichi e medioevali. Da questa prospettiva, le caratteristiche distintive degli sport moderni in quanto contrapposti a quelli delle epoche precedenti, sono sette. Esse sono abbastanza facili da elencare, ma le loro implicazioni, ramificazioni, le mutue relazioni e il loro significato ultimo richiedono analisi precise e abbastanza estese. Al pari di altri fatti culturali, è probabile che esse siano date per scontate e considerate come auto-evidenti, "naturali", dai membri della cultura di appartenenza, mentre sembrano estranee per coloro che vi si accostano dall'esterno. Le sette caratteristiche, enunciate nella loro forma più astratta al fine di indicare semplicemente la direzione della nostra analisi, sono le seguenti:

1. secolarismo;
2. eguaglianza nelle opportunità di gareggiare e nelle condizioni della competizione;
3. specializzazione dei ruoli;
4. razionalizzazione;
5. organizzazione burocratica;
6. quantificazione;
7. ricerca dei record.

[Allen Guttmann, Dal rituale al record. La natura degli sport moderni, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1994, pag. 27-28]

09/06/14

Gli usi postmoderni del sesso

Abbiamo già notato in precedenza che una delle caratteristiche più salienti della rivoluzione erotica postmoderna è il troncamento dei legami dell’erotismo da un lato con il sesso (nella sua funzione essenzialmente riproduttiva) e dall’altro con l’amore. Nella cultura postmoderna si cerca di garantire l’emancipazione dell’attività ispirata dall’erotismo dai vincoli imposti, sul piano biologico, dal potenziale riproduttivo del sesso e, sul piano culturale, dalle pretese dell’amore a una fedeltà eterna e rigorosamente selettiva in sostanza esclusiva. L’erotismo è stato dunque liberato dai legami che lo univano alla produzione dell’immortalità fisica o spirituale. Questa spettacolare liberazione non è venuta da sola: essa si è inserita nella tendenza molto più universale che ha coinvolto in ugual misura le arti, la politica, le strategie di vita e praticamente ogni altra dimensione della cultura.
Una caratteristica generale della condizione postmoderna è l’appiattimento del tempo e la condensazione della percezione di un flusso temporale infinitamente espandibile nell’esperienza dell’epoca attuale, o la sua frammentazione in una serie di episodi autonomi che vanno vissuti ciascuno come un’esperienza intensa dell’attimo fuggente e, per quanto possibile, disgiuntamente dai suoi precedenti e dalle sue conseguenze. La politica movimentista viene rimpiazzata dalla politica delle campagne che si pone l’obiettivo di risultati immediati e non si cura delle ripercussioni di lungo periodo; l’obiettivo di una fama durevole (immortale) cede il passo al desiderio di notorietà; la durata storica è identificata con una registrazione istantanea (e in linea di principio cancellabile); le opere d’arte un tempo destinate a durare «oltre la tomba» sono sostituite da intrattenimenti deliberatamente effimeri e da installazioni irripetibili; le identità che dovevano essere costruite diligentemente e durare per una vita intera vengono sostituite da kit di montaggio adatti a un uso immediato e a un altrettanto istantaneo smantellamento. La nuova versione postmoderna dell’immortalità è fatta per essere vissuta istantaneamente e fruita qui e ora, e non è più ostaggio del flusso impietoso e incontrollabile del tempo oggettivo.
La decostruzione postmoderna dell’immortalità – la tendenza a svincolare il presente dal passato e dal futuro – è accompagnata dal divorzio dell’erotismo dalla riproduzione sessuale e dall’amore. Ciò offre all’immaginazione e alla pratica dell’erotismo, come al resto della politica della vita postmoderna, una libertà di sperimentazione mai conosciuta prima. L’erotismo post moderno è libero di fluttuare e di innescare reazioni chimiche praticamente con ogni altra specie di sostanza, di alimentarsi ed estrarre la propria linfa da qualsiasi altra emozione o attività umana; è divenuto un significante senza legami capace di sposarsi semioticamente con una schiera pressoché infinita di significati, ma anche un significato suscettibile di essere rappresentato da uno qualsiasi dei significanti disponibili. Solo in questa versione emancipata e distaccata l’erotismo è in grado di veleggiare liberamente sotto il vessillo della ricerca del piacere, senza farsi sviare dai propri propositi o scoraggiare se non da considerazioni di ordine estetico, vale a dire orientate all’esperienza vissuta. È libero, ora, di fissare e negoziare le proprie regole strada facendo, ma questa libertà è un destino che non può mutare né ignorare. È necessario riempire, o quantomeno provare a riempire, il vuoto creato dall’assenza di vincoli esterni, dalla rinuncia o dal disinteresse neutrale dei poteri legislativi. La sottodeterminazione così acquisita è il fondamento di una libertà che rende euforici per la sua ampiezza ma che causa anche un’incertezza e un’ansia estreme. Nessuna soluzione autorevole cui conformarsi, tutto da negoziare di nuovo e appositamente.

[Zygmunt Bauman, Gli usi postmoderni del sesso, Bologna, Il Mulino, 2013, pag. 51-56]

02/06/14

Il paesaggio nell'arte

Noi siamo circondati da cose che non abbiamo fatto e che hanno una vita e una struttura diversa dalla nostra: alberi, fiori, erbe, fiumi, colline, nubi. Per secoli esse ci hanno ispirato curiosità e timore e sono state fonte di piacere. Le abbiamo ricreate nella nostra immaginazione per riflettervi i nostri sentimenti. Siamo giunti a considerarle come elementi costitutivi di un idea che abbiamo chiamato «natura». La pittura di paesaggio segna le tappe della nostra concezione della natura.

[Kenneth Clark, Il paesaggio nell'arte, MilanoGarzanti, 1985, pag. 21]