12/05/14

L’invenzione della Terra

L’atto che ha fondato la conoscenza occidentale è consistito nella riduzione del mondo ad una carta geografica, al punto che si crede ancor oggi che la mappa sia la copia della Terra senza accorgersi che è vero il contrario: è la Terra che fin dall’inizio ha assunto, per la nostra cultura, la forma e la natura di una mappa – si pensi soltanto alla crescente rettilinearità degli assi di comunicazione (strade, ferrovie, autostrade) in funzione della crescita della velocità, che non esiste in natura ma soltanto sulla carta. 
Se il mondo è una mappa (e soltanto perché il mondo è una mappa), destra e sinistra, occidente ed oriente sono direzioni stabili ed univoche, come per tutta l’epoca moderna in effetti sono state. Ma la globalizzazione, qualunque cosa con essa si voglia intendere, implica comunque ed anzitutto la comprensione letterale del termine, e significa prima d’altro che non è più possibile contare, nel rapporto con la realtà, sulla potentissima mediazione cartografica che, riducendo ad un piano la sfera terrestre, ha fin qui permesso di evitare di fare i conti con la Terra così come essa davvero è, con il globo.
Ma se il mondo è un globo le direzioni non corrispondono più a relazioni fisse tra una parte e l’altra ma sono invece indicazioni mobili ed intercambiabili, a seconda di come si sposta il soggetto, che davanti alla carta resta immobile ma al cospetto del globo è invece costretto a muoversi. Proprio perché questi conti non possiamo più rimandarli, dobbiamo allora urgentemente reinventare la Terra stessa, attraverso altre logiche e altri modelli, anche se oggi è molto più difficile – come avrebbe detto Kant – «orientarsi nel pensare»: in nome di tutti gli esseri umani che tenendosi per mano continuano a girare in tondo e sono l’umanità.

[Franco Farinelli, L’invenzione della Terra, Palermo, Sellerio, 2012, pag. 151-152]

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