05/05/14

La biblioteca di notte

Nel suo romanzo Il fiore azzurro, Penelope Fitzgerald dice: «Se un racconto inizia con un ritrovamento, deve finire con una ricerca». La storia della mia biblioteca è senz'altro iniziata con un ritrovamento: ho trovato i miei libri, ho trovato il posto dove sistemarli, ho trovato la pace in un luogo illuminato nell'oscurità all'esterno. Ma se la storia deve finire con una ricerca, la domanda è: che cosa si stava cercando? Northrop Frye una volta osservò che, quand'anche fosse stato presente alla nascita di Cristo, non avrebbe sentito cantare gli angeli. «Lo penso perché non li sento nemmeno ora, e non c'è ragione di credere che abbiano smesso.» Nemmeno io cerco rivelazioni di sorta, dato che tutto ciò che mi viene detto è necessariamente limitato da ciò che sono in grado di sentire e capire. Non cerco una conoscenza, oltre a quella che in un qualche modo segreto già ho. Non cerco un'illuminazione, a cui non posso ragionevolmente aspirare. Non cerco esperienza, perché alla fine posso essere consapevole soltanto di ciò che è già in me. E allora, giunto ormai alla fine della storia della mia biblioteca, che cosa sto cercando?
Consolazione, forse. Forse consolazione.

[Alberto Manguel, La biblioteca di notte, Milano, Archinto, 2007, pag. 270-1]

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