31/03/14

Lo zen e il tiro con l’arco

«La vera arte» esclamò il Maestro «è senza scopo, senza intenzione! Quanto più lei si ostinerà a voler imparare a far partire la freccia per colpire sicuramente il bersaglio, tanto meno le riuscirà l’una cosa, tanto più si allontanerà l’altra. Le è d’ostacolo una volontà troppo volitiva. Lei pensa che ciò che non fa non avvenga».

[Eugen Herrigel, Lo zen e il tiro con l’arco, Milano, Adelphi, 1987, pag. 47]

24/03/14

Libera nos a Malo

Maggio in orto, api, calabroni; virgulti, germogli, foglie tenere, e bai dappertutto, in aria in terra sulle foglie. Mi vede questo bao? Vede un bao grando; è tutto fatto a bai il mondo, bai-bimbissóli, bai-lumèghe, bai-sórze, bai-càn, bai-òmini, bai-angeli che zòla come questo bao. Zòla via bao!
Nello zufolo delle api filandiere c'era il bandolo di una cosa che dardeggiava dentro e fuori dal tempo; mi sentivo uscire dal nostro man-loched set, lo spazio infinito e il tempo infinito erano gocciole di suono a mezz'altezza, press'a poco alte come le mura dell'orto, che fioccavano in aria senza cadere.

[Luigi Meneghello, Libera nos a Malo, Milano, BUR 2006, pag. 36]

17/03/14

Il buio del postmoderno

Siamo uguali nel senso che siamo tutti diversi. Chi è unico? Abbiamo scoperto, e questa è una nuova verità in effetti, che ogni essere umano è irripetibile. Jacques Derrida, ricordando i suoi amici defunti, ha detto che la morte di ogni essere umano porta via un mondo che non può essere ricostruito. Così, ci siamo rassegnati alle continue diversità. 
Il progetto della modernità era, tra le altre cose, un progetto di universalità. Noi eleviamo ciascuno allo stesso livello, ognuno come tutti gli altri: questa sarebbe la base per la nostra convivenza pacifica e per la condivisione della felicità. Già Jürgen Habermas ha sviluppato una teoria della comunicazione ideale: la comunicazione ideale secondo Habermas - non so se la pensi ancora, ma due anni fa lo pensava - è quella che porta verso il consenso, ma il consenso significa che tutti la pensano allo stesso modo.
Possiamo sognare - e stiamo sognando - che l'unica uguaglianza sia quella dei diritti umani. E alla base dei diritti umani c'è il diritto a essere diversi, autentici: il diritto a essere fedeli a se stessi.

[Zygmunt Bauman, Il buio del postmoderno, Reggio Emilia, Aliberti editore, 2011, pag. 56-57]

10/03/14

Il vecchio e il mare

Quel pomeriggio arrivò una comitiva di turisti alla Terrazza, e mentre guardavano nell'acqua tra le latte vuote di birra e le barracudas morte, una donna vide una lunga, grande spina dorsale bianca con una coda enorme, che si alzava e dondolava con la corrente mentre il vento di Levante sollevava un gran mare pesante fuori dell'ingresso al porto.
«Che cos'è ?» chiese al cameriere, indicando la lunga colonna vertebrale del grande pesce, ormai spazzatura che aspettava di essere portata via dalla corrente.
«Tiburon» disse il cameriere. «Pescecane.» Voleva spiegare cos'era successo.
«Non sapevo che i pescecani avessero la coda così bella, così ben fatta.»
«Neanch'io» rispose il suo compagno.
In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.

[Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, Milano, Mondadori, 1989, pag. 104]

03/03/14

Introduzione alla storia della pittura in Italia

E' in questo secolo denso di passioni, nel quale le anime potevano abbandonarsi liberamente alla più alta esaltazione, che operarono tanti grandi pittori: da notare che un uomo solo avrebbe potuto conoscerli tutti. Se fosse nato nello stesso anno di Tiziano, e cioè nel 1477, avrebbe potuto trascorrere quarant'anni della sua vita con Leonardo da Vinci e Raffaello, morti l'uno nel 1520 e l'altro nel 1519, vivere molti anni con il divino Correggio, che morì solo nel 1534, e con Michelangelo, che continuò a lavorare fino al 1563.
Quest'uomo tanto fortunato, se avesse amato le arti, avrebbe avuto trentaquattro anni alla morte del Giorgione. Avrebbe conosciuto il Tintoretto, il Bassano, Paolo Veronese, il Garofalo, Giulio Romano, il Frate, morto nel 1517, l'amabile Andrea del Sarto, che visse fino al 1530: insomma tutti i grandi pittori, eccettuati quelli della scuola di Bologna,  vissuti un secolo dopo.
Perché la natura, tanto feconda in quel breve spazio di tempo di quarantadue anni, dal 1452 al 1494, in cui nacquero quei grandi uomini, si è dimostrata in seguito tanto crudelmente sterile? Con ogni probabilità né io né voi lo sapremo mai.

[Stendhal, Introduzione alla storia della pittura in Italia, Roma, Editori riuniti, 1994, pag. 25]