10/02/14

Al paese dei libri

Nell’editoria l’ostentazione è di prammatica, e i lettori sono costretti a giudicare i libri dalla copertina. Nel 1963, Harcourt Brace aprì una libreria a Manhattan, e ogni editor dovette passarci due settimane come commesso «per conoscere meglio il pubblico», come scrisse il «New York Times». Eppure «quello che si è scoperto è stato scoraggiante. Chi compre un libro d’impulso non legge il risvolto; guarda l’immagine e compra o passa oltre».
Gli acquirenti seguono un codice no scritto. Se una copertina ha il titolo in rilievo, metallizzato, o entrambe le cose, allora è come se dicesse al lettore: Salve, sono un romanzo rosa, o un noir, o l’autobiografia di un’attrice. Ai lettori che non amano quei generi, il titolo dice: Salve. Sono robaccia. Per questi libri la copertina patinata è un obbligo, mentre ai Libri Seri si può concedere una carta opaca.
Certi tascabili in brossura, come i romanzi rosa o i western o le guide alle diete o all’astrologia, sono pensati per chi non è molto colto. I tascabili con copertina rigida, invece, sono pensati per le persone colte – a meno che non siano libri religiosi, pensati per chi colto non è. E così via, secondo altri parametri come il rapporto tra base e dorso.
Poi ci sono i colori. I colori vivaci e brillanti sono obbligatori per i suddetti libri con titoli in rilievo. Anche il nero funziona, ma solo se viene usato per far risaltare ancora di più i colori vivaci e brillanti. Perché, ricordatevelo bene, visto il target  di mercato, il libro dovrà essere un oggetto vivace e brillante. D’altro canto, un’opera di Letteratura Seria avrà colori smorzati, simili a macchie di tè. Anche qui il nero va bene, ma solo se usato per accentuare il blu, il grigio e il verde spento.
Guai a chi non rispetta queste regole. Un certo numero di  recensori si scagliò contro i Ponti di Madison County perché usava il formato piccolo rilegato e lo schema di colori smorzati – e in questo modo ingannava i lettori di Letteratura Seria e faceva loro comprare robaccia. E per non essere di meno, la Harward University Press ha pubblicato I «passages» di Parigi di Walter Benjamin con il titolo a caratteri cubitali, in rilievo e metallizzati.
Infine, sul Libro Serio così come sulla robaccia ci sarà un primo piano dell’Autore, seduto, immobile, che guarda pensieroso l’obiettivo o sorride leggermente fissando un punto imprecisato – l’unica posa che nella vita reale l’autore non assumerebbe mai. Le dimensioni della fotografia sono inversamente proporzionali alla qualità del libro. Se la foto è stampata a colori, non è un Libro Serio. Se la foto dell’autore manca del tutto, allora è un Libro davvero Serio – forse addirittura un libro di testo.
Se la foto a colori dell’autore è in copertina e la occupa tutta, allora il libro è senza dubbio robaccia.

[Paul Collins, Al paese dei libri, MilanoAdelphi, 2010, pag. 104-106]

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