06/01/14

Candido

«So anche» disse Candide «che bisogna coltivare il proprio giardino.»
«Hai ragione» disse Pangloss; «perché quando l'uomo fu posto nel giardino dell'Eden, ci fu posto ut operaretur eum, perché lo coltivasse; il che dimostra che l'uomo non è fatto per il riposo.»
«Lavoriamo senza ragionare» disse Martin; «è l'unico modo di render la vita tollerabile.»
Tutta la minuscola compagnia condivise quel lodevole disegno; ciascuno si mise ad esercitare i propri talenti. La poca terra fruttò molto. Cunégonde in verità era ben brutta ma divenne un ottima cuoca; Paquette ricamò; la vecchia badò alla biancheria. Persino fra Giroflée si rese utile; fu ottimo falegname e divenne addirittura galantuomo; e a volte Pangloss diceva a Candide:
«Tutti gli eventi sono concatenati nel migliore dei mondi possibili; perché insomma, non t'avessero cacciato da un bel castello a pedate nel sedere per amore di madamigella Cunégonde, non fossi caduto nelle mani dell'Inquisizione, non avessi percorso l'America a piedi, non avessi dato un bel colpo di spada al barone, non avessi perduto tutte le pecore del buon paese di Eldorado, non saresti qui a mangiar cedro candito e pistacchi...»
«Ben detto» rispose Candide «ma dobbiamo coltivare il nostro orto.»

[Voltaire, Candido, ovvero l'ottimismo, Milano, BUR, 1997, pag. 182-183]

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