11/11/13

L'elogio della pazzia

XXXI - Rende la vita sopportabile. Suvvia, perché, stando su un altissima vetta, non ci guardiamo attorno, come fa Giove, almeno se dobbiam credere ai poeti? Vedremo che la vita degli uomini soggiace a infiniti malanni, che misero e squallido è il loro nascere, laborioso l'allevamento, esposta a rischi di ogni sorta la fanciullezza, a tanti sudori costretta la gioventù, molestissima la vecchiaia, crudelissima la necessità della morte; inoltre la vita è infestata da schiere di malattie, su di essa pendono innumerevoli accidenti e incombono fastidi in quantità, in essa ogni avvenimento porta con sé un'abbondante vena di amarezza.
Non parliamo poi dei mali che l'uomo cagiona all'uomo, quali la povertà, il carcere, l'infamia, la vergogna, le torture, gli inganni, i tradimenti, le ingiurie, le liti, le frodi. Ma a procedere oltre sarebbe un voler contare il numero dei granelli di sabbia sul lido. Del resto non è affar mio ora spiegarvi i misfatti che han valso agli uomini queste sofferenze o parlarvi dell'ira che ha spinto una divinità a far nascere gli uomini in mezzo a queste miserie. Ma chi si volgesse a considerarle apprezzerà certamente l'esempio delle ragazze di Mileto*, anche se la loro fine appare degna di grande pietà? E chi son coloro che più di tutti hanno anticipato il giorno fatale per noia della vita? Proprio quelli che abitano uscio a uscio con la sapienza. Non voglio neppure accennare ad uomini come Diogene, Senocrate, Catone, Cassio e Bruto, ma tra essi mi basta l'esempio di quel famoso Chirone, che poteva essere immortale e volontariamente preferì invece morire.
Voi scorgete chiaramente, mi pare, le conseguenze che ne risulterebbero se gli uomini diventassero tutti sapienti. Occorrerebbe evidentemente un'altra argilla e un novello Prometeo che la plasmasse.
Viceversa io istillo negli uomini l'ignoranza e li distolgo dal riflettere, talora li induco a dimenticare i mali e ad illudersi con speranze di felicità, qualche volta gli ungo le labbra col miele dei piaceri e insomma in tutte le lor miserie io li assisto. Sicché essi trovan di lor gradimento il vivere, anche quando lo stame che filan le Parche è al suo termine e la vita sta ormai per abbandonarli. Perciò quanto meno motivi hanno di restare in vita, tanto più provan gusto a vivere. A tal punto non pesa agli uomini il tedio dell'esistenza.

*Aulo Gellio racconta ch' eran frequenti i suicidi tra le giovani di Mileto (Notti attiche, XV, 10)

[Erasmo da Rotterdam, L'elogio della pazzia, MilanoSUPERBUR, 2001, pag. 55-56]

Nessun commento:

Posta un commento