23/09/13

Effetto Google

Nel 1998, l'anno in cui fu costruita formalmente Google, l'utopismo dominava la Silicon Valley e il web. Nicholas Negroponte, founding director di Media lab, un'emanazione del MIT, pubblicò il libro, Being Digital, in cui proclamava che il web avrebbe aperto la via a una nuova generazione, libera da tanti vecchi pregiudizi... La tecnologia digitale può essere una forza naturale in grado di attrarre le persone nell'armonia complessiva del mondo. Internet prometteva libertà dagli abbonamenti e dai canoni di affitto, e dalla pubblicità grossolana e fuorviante che dominava la televisione. Le aziende digitali esaltavano il loro «traffico», i «contatti» e le «valutazioni di mercato», ignorando i ricavi sporadici e i profitti inesistenti. Gli executive dei «nuovi media» andavano ai  convegni cui partecipavano i colleghi dei «vecchi media» e li prendevano in giro: «Non capite niente!» dicevano loro. «Apriteli, mettete in comune i vostri contenuti. Buttate via quelle costose rotative. Usate Internet come piattaforma promozionale e il vostro business crescerà.» Ma come realizzare dei profitti? nessuno lo sapeva.
C'era anche una diffusa avidità, indotta dal sogno di ricchezze senza precedenti. Gli studenti di economia accorrevano in massa nella Silicon Valley. L'ottimismo era la droga più gettonata. Page e Brin [i fondatori di Google N.d.R.] aprirono il primo ufficio di Google nel soggiorno del bilocale per studenti di Escondido Village che Sergey divideva con un compagno. Il computer e il server di Google stavano nel soggiorno dell'appartamento di Larry. Quelle macchine mettevano a dura prova la rete elettrica, costringendoli a scendere frequentemente in cantina per riattivare l'interruttore.«Per fortuna, mi ero procurato un apposito attrezzo per aprire la porta senza chiave», ha ricordato Brin. Aveva letto un libro finalizzato proprio a questo scopo: The MIT Guide to Lock Picking.
Page e Brin avevano le idee chiare e non si lasciavano influenzare facilmente. Come ha ricordato Motwani, «pensavano fosse scorretto» consentire ai siti web di pagare per comparire in cima ai risultati delle ricerche, cosa che facevano altri motori di ricerca. Erano decisi a costruire un sistema informatico che non perdesse mai capacità, come accadeva talvolta a quello di Stanford. Per conquistare la fiducia degli utenti volevano una home page semplice e funzionale, priva di pubblicità o di immagini; volevano servire gli utenti facendoli uscire il più presto possibile dal sito Google per andare al sito di destinazione. Page e Brin non avrebbero speso un penny per pubblicizzare Google. Del resto, erano al verde: avevano appena dato fondo alle loro tre carte di credito. Credevano nel passaparola: avevano il miglior motore di ricerca, ed erano sicuri che la voce si sarebbe sparsa.

[Ken Auletta, Effetto Google. La fine del mondo come lo conosciamo, Milano, Garzanti, 2010, pag. 58-59]

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