24/06/13

Il giro del mondo in ottanta giorni

Un buon inglese non scherza mai quando si tratta di una cosa seria come una scommessa, - ribatté Phileas Fogg. - Scommetto, contro chi vorrà,  ventimila sterline che farò il giro della terra in ottanta giorni al massimo, ossia millenovecento ore o centoquindicimiladuecento minuti. Accettate?
- Accettiamo, - risposero i signori Stuart, Fallentin, Sullivan, Flanagan e Ralph, dopo essersi consultati.
- Bene, - disse Mr. Fogg,  - il treno di Dover parte alle otto e quarantacinque: lo prenderò.
- Questa sera stessa? - domandò Stuart. 
- Questa sera stessa, - rispose Phileas Fogg.  - Dunque, - soggiunse consultando un calendario tascabile, - poiché oggi è mercoledì 2 ottobre,  dovrò esser di ritorno a Londra, in questo stesso salotto del Reform Club, sabato 21 dicembre, alle otto e quarantacinque della sera, altrimenti le ventimila sterline depositate a mio credito presso i Fratelli Baring vi apparterranno, signori, di fatto e di diritto. Ecco un assegno per l'importo di tale somma.
Immediatamente i sei cointeressati redassero e firmarono un verbale della scommessa. Phileas era rimasto impassibile. Certo, non aveva scommesso per sete di guadagno,  e  quelle ventimila sterline, ossia la metà del suo patrimonio, le aveva arrischiate soltanto perché prevedeva che avrebbe potuto dover spendere l'altra metà per condurre in porto quel difficile,  per non dire inattuabile, progetto. I suoi avversari, invece, parevano emozionati, e non per  il valore della posta, ma perché  si facevano come uno scrupolo di lottare in quelle  condizioni.
In quel momento suonavano le sette. I compagni proposero a Mr Fogg di sospendere il whist perché potesse attendere ai preparativi della partenza.
- Sono sempre pronto! - rispose l'impassibile gentleman e, dando le carte, disse:
- Scopro quadri. Tocca a voi, signor Stuart.

[Jules Verne, Il giro del mondo in ottanta giorni, Milano, BUR, 1980, pag. 39]

17/06/13

Bucoliche

Titiro

Potevi tuttavia riposare qui con me per questa notte
sulle foglie verdi: ho mele mature,
castagne molli e formaggio abbondante,
e già di lontano fumano i tetti delle cascine
e più grandi scendono dagli alti monti le ombre.

(Egloga I, vv. 79-84)

[Publio Virgilio Marone, Bucoliche, MilanoGarzanti, 1981, pag. 11]

10/06/13

Fuga da Bisanzio

L'anno scolastico termina generalmente con la fine di maggio, quando le Notti Bianche arrivano in questa città per restarvi per tutto il mese di giugno. Una notte bianca è una notte in cui il sole scompare dal cielo solo per un paio d'ore - un fenomeno ben noto alle latitudini settentrionali. Per la città è il periodo più magico, quando si può leggere o scrivere alle due del mattino senza bisogno di una lampada, e quando i palazzi, spogliati delle loro ombre e con i tetti orlati d'oro, prendono l'aspetto di un delicato servizio di porcellana. C'è intorno una tale quiete che quasi si può udire il tintinnare di un cucchiaio che cade in Finlandia. Il rosa trasparente del cielo è così tenue che l'acquerello cilestrino del fiume quasi non riesce a rifletterlo. E i ponti si ripiegano, come se le isole del delta smettessero di tenersi per mano e si lasciassero andare adagio adagio alla deriva, entrando nel filo della corrente, verso il Baltico. In notti simili è difficile addormentarsi, perché c'è troppa luce e perché ogni sogno sarà inferiore a questa realtà. Dove l'uomo non fa più ombra, come l'acqua.

(Guida a una città che ha cambiato nome)

[Iosif Brodskij, Fuga da Bisanzio, MilanoAdelphi, 1987, pag. 69]

03/06/13

La letteratura in pericolo

Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell'adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di comprenderle meglio. Non credo di essere l'unico a pensarla così.
Più densa, più eloquente della vita quotidiana ma non radicalmente diversa, la letteratura amplia il nostro universo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo e di organizzarlo. Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all'infinito questa possibilità d'interazione con gli altri e ci arricchisce, perciò, infinitamente. Ci procura sensazioni insostituibili, tali per cui il mondo reale diventa più ricco di significato e più bello. Al di là dall'essere un semplice piacere, una distrazione riservata alle persone colte, la letteratura promette a ciascuno di rispondere meglio alla propria vocazione di essere umano.

[Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo, Milano, Garzanti, 2008, pag. 16-17]